michele bravi la geografia del buio
Michele Bravi (©Roberto Chierici)

Andiamo ad analizzare insieme l’opera ultima dell’artista umbro Michele Bravi, dal titolo “La Geografia del buio”. L’album segna il ritorno di Michele nella scena musicale italiana, dopo anni di assenza dovuti ad un episodio triste che lo ha segnato profondamente e di cui le cronache hanno già abbondantemente parlato, e che per fortuna appartengono ormai solo ad un lontano passato.

L’album

“La geografia del buio” è diviso in 10 brani, uno dei quali è composto con la partecipazione di una delle artiste più sottovalutate nel panorama musicale italiano, Federica Abbate. Questa la tracklist:

  1. La promessa dell’alba
  2. Mantieni il bacio
  3. Maneggiami con cura
  4. Un secondo prima (feat. Federica Abbate)
  5. La vita breve dei coriandoli
  6. Storia del mio corpo
  7. Tutte le poesie sono d’amore
  8. Senza fiato
  9. Quando un desiderio cade
  10. A sette passi di distanza

Recensione

“La geografia del buio” è semplicemente vita riversata in musica. In essa vediamo una visione speranzosa del futuro, con la paura che si trasforma in serenità e felicità. La struttura è quella tipica dell’arte di Michele che è sì mantenuta attraverso musiche delicate ed una spiccata poetica intimista, ma che stavolta urla al mondo la propria fragilità come segno di rinascita, come persona più consapevole di sè.

Non mancano le riflessioni sulla vita, anche viste al di fuori della propria singola esistenza. La “Geografia del buio” è una fotografia dell’anima trasformata in musica.

Il trend-union che lega tutti i brani tra loro è l’amore visto in ogni sua sfaccettatura: da quello per se stessi a quello per gli altri; da quello per la vita spesso dura e complicata all’accettazione della propria fragilità come percorso verso la felicità. In “Senza fiato” è possibile udire un urlo alla gioia della vita semplicemente essendo se stessi, percorrendo la propria strada senza più guardarsi indietro. In “Quando un desiderio cade” invece troviamo l’invito ad aprire gli occhi alle difficoltà dell’esistenza umana senza mai demordere, nella continua ricerca di nuovi percorsi ogni volta.

L’opera si conclude infine con “A sette passi di distanza”: un brano totalmente strumentale destinato a prenderci per mano e farci ripercorrere il cammino intrapreso dal primo all’ultimo brano ascoltato, volando tra le sensazioni che, una dopo l’altra, ognuno di essi ci ha lasciato.

Che ne pensate di questa analisi? avete già ascoltato “La Geografia del buio”? vi piace? fatecelo sapere commentando l’articolo sui nostri social.

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