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Copertina album Maneskin

Hanno vinto da quasi un mese l’ultima edizione del Festival di Sanremo, e con essa hanno staccato il biglietto per partecipare all’Eurovision Song Contest 2021. Ora per i Måneskin è tempo di nuova musica e lo fanno grazie alla pubblicazione del loro secondo album “Teatro d’ira – Vol. 1″(ve ne avevamo parlato QUI nella conferenza stampa di presentazione dell’album), dove è contenuto anche il singolo“Zitti e buoni”, brano che è entrato anche nella Billboard Global Chart.

L’album ha solo otto canzoni, ma come suggerisce il titolo, questo è solo il primo volume di un’opera più ampia. Il nuovo progetto discografico della band si apre con il brano vincitore del Festival di Sanremo “Zitti e buoni”

Tracklist completa

  1. ZITTI E BUONI
  2. CORALINE
  3. LIVIDI SUI GOMITI
  4. I WANNA BE YOUR SLAVE
  5. IN NOME DEL PADRE
  6. FOR YOUR LOVE
  7. LA PAURA DEL BUIO
  8. VENT’ANNI

Dentro i brani

All’interno dell’album hanno trovato spazio anche due brani in inglese; “I Wanna Be Your Slave” è un’esplorazione delle molte sfaccettature riguardanti il sesso e della sessualità. Il cantante Damiano canta:

“Voglio essere il tuo schiavo / Voglio essere il tuo padrone / Voglio far battere il tuo cuore / Corri come montagne russe

L’altra traccia inglese, “For You Love” è una dichiarazione di desiderio sessuale sfrenato. Altro pezzo forte dell’album è la ballata rock “Coraline” in cui raccontano la storia di una ragazza di nome Coraline che “prende il dolore degli altri / e poi lo porta dentro di lei“. La band trasmette l’emozione della canzone, con la melodia che ha un’eco mediterraneo.

L’album si chiude con “Vent’anni” il singolo che ha aperto le porte a questo nuovo cammino per i Måneskin. In questo nuovo percorso musicale, il gruppo esplora la propria giovinezza e affronta le proprie paure mentre contempla il proprio futuro. Damiano canta:

E sto già chiedendo perdono per gli errori che ho fatto / Ma la strada è più difficile quando punti al cielo”

Conclusioni

Tutto sommato, è un solido sforzo da parte dei Måneskin, che mostra la profondità e l’ampiezza del loro talento mentre si preparano a portare il loro rock all’Eurovision.

È un album che non ha pretese. Non vuole né essere un manifesto rock, né tantomeno un prodotto di bassa lega. Si tratta semplicemente di un passo avanti nella loro carriera musicale, dove certamente il successo sanremese ha alzato l’asticella agli occhi della critica. Tuttavia, come dicono loro stessi nella loro traccia finale, hanno solo vent’anni. Possiamo davvero pretendere il top? e dopo, cosa ci riserverebbero se raggiungessero l’apice della perfezione sin da ora? ed è per questo che per noi sono promossi: semplicemente un tassello in avanti nella storia del rock di casa nostra.

Voto 4/5

Un pensiero su “RECENSIONE ALBUM | Maneskin – Teatro d’Ira Vol. I”
  1. Ho iniziato detestandoli, ho finito per volergli bene e amare le loro canzoni e la sfrontatezza allo stesso genuina e plasticosa che emanano. E’ rock? Sì, alla fine sì, perchè nell’attenta e intelligente costruzione dei brani permane una sorta di sponatenità animalesca, tutt’altro che comune fra i ventenni attuali. E perchè, diamine, hanno inciso un disco in presa diretta, riproducibile perfettamente dal vivo ( lo hanno dimostrato anche di fronte a platee estere non certo benevole ), in cui basso, chitarra e batteria fanno il loro sporco lavoro, con un minimalismo apprezzabile ed esaustivo, privo completamente di ridondanza. E’ rock’n roll del 2021, più circo che rivoluzione, ma circo bello, appassionante. P.S. Ho 61 anni, la casa strapiena di musica, dai Beatles a J.D. Allen, con tutt quello che c’è in mezzo tra rock, jazz, punk, progressive, avanguardia, ambient, metal estremo e chi più ne ha più ne metta. E non mi vergogno di battere il piedino a tempo con In nome del padre o versare una lacrimuccia per Coraline.

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