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Nicolò Marangoni ci presenta il suo nuovo singolo

La geografia dei nostri sguardi è una ballad quasi d’amore, il nuovo singolo del giovanissimo cantautore Nicolò Marangoni in cui dentro vi è il suo grande senso di libertà. Una canzone che non vede l’ora di poter cantare live. C’è un filo rosso che la collega alle precedenti, ma anche uno stacco, c’è una verità maggiore. È una canzone autentica, non cercata, uscita da sola una sera di agosto. L’autore confida che arrivi lontano, “verso nuove terre” come lui stesso canta verso la fine del brano.

Spiega l’autore a proposito del nuovo brano

«A volte ci sono sguardi che dicono tutto, a cui non serve aggiungere parole. Che riempiono giornate storte, in cui ti chiedi se c’è un senso, se esiste un motivo. Un po’ come fa l’amore, di cui solo gli amanti ne conoscono la geografia. E la rinnovano continuamente solo guardandosi, perché l’amore muta sempre le sue coordinate».

Ecco cosa ci ha raccontato rispondendo alle nostre domande:

Come descriveresti La geografia dei nostri sguardi?  

Io questa canzone me la vivo come un punto d’incontro in qualche altrove, dove le  coordinate cambiano ad ogni ascolto.  

È una canzone che necessita del silenzio intorno per essere ascoltata bene, perché appunto  penso sia una canzone che riesce a trasportare chi la ascolta.  

Pensi sempre che i sentimenti siano come i libri? Come mai?  

I libri ci insegnano i sentimenti. Perché i libri ci insegnano dei codici per affrontare tutto, ogni aspetto della vita e anche questo che stiamo vivendo. 

Penso che i ragazzi della mia generazione, e non solo, in questo periodo di solitudine,  chiusura e noia saprebbero affrontarlo molto meglio se leggessero di più, proprio per i codici  che dicevo prima, e che ti da soltando la grande letteratura. 

Hai seguito Sanremo? Qualche impressione?  

Si, onestamente non mi ha convito molto, trovo che sia data più attenzione alla  spettacolarità che alla forza delle canzoni. L’artista che mi è piaciuto di più è stato Willie Peyote. 

Domanda strana. Sembri veramente “sconnesso” da quello che sembra essere la tua  generazione. Come ti trovi all’interno di questa e con i tuoi coetanei?  

Guarda hai detto bene, io ho in qualche modo sempre avuto questa “sindrome dell’epoca d’oro”, per cui ho sempre pensato di essere nato tardi, riconoscendomi solo nel passato. Ora è ancora cosi, ma non me la vivo più così male come tempo fa. 

I tuoi cantautori preferiti?  

I miei cantautori preferiti, con cui poi sono cresciuto e con cui cerco da sempre di misurarmi,  sono Vecchioni, Bob Dylan e De Andrè.

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