Gue Pequeno
Guè Pequeno e Dj Harsh – Ufficio stampa

[…] L’ascolto è vivamente consigliato a chi abbia visto almeno più di due film, letto due libri e conosca artisti come Lil Wayne, Dipset, G-Unit, Mobb Deep, Coke Boys e simili.​

Ogni strofa che state per ascoltare è stata registrata da G-U-È con un solo take.​

Signore e signori, benvenuti al cinema di strada […]

Il duo formato da Guè Pequeno e Dj Harsh è finalmente tornato il 9 aprile scorso con “Fastlife 4”, il nuovo volume della saga di mixtape ormai diventata un cult tra i veri appassionati di rap.

L’intro parla chiaro: il disco non è per tutti. Si rivolge principalmente ad una fetta di pubblico matura, legata alla tradizione e abituata alle sonorità dell’hip hop vecchia scuola, ma soprattutto capace di cogliere le metafore e le citazioni in esso contenute.

In questo viaggio musicale non c’è posto per gli ascoltatori occasionali, chiunque decida di prendervi parte dovrà essere in grado di apprezzare lo spettacolo allestito con cura dai due artisti.

Attraverso le tredici tracce che fanno seguito al disclaimer, veniamo trasportati indietro nel tempo, in uno scenario all’americana, al centro del quale, fra soldi, droga e donne, vediamo esibirsi il vero rap italiano, quello degli inizi, crudo e mordace. Insomma, in Fastlife 4 c’è una grande voglia di ritornare alle origini.

La nascita del mixtape

Il mondo dell’hip hop oggi è profondamente cambiato, ha perso gran parte della sua essenza. Quella cultura di strada, che della stessa strada sente di dover parlare, in maniera diretta, senza scendere a compromessi, sembra quasi del tutto svanita.

Ne è passato di tempo dagli anni Novanta, quando il rap americano fioriva anche in Italia, inizialmente come un genere di nicchia, per i pochi che intendevano rompere le regole ed esprimersi apertamente, con un linguaggio antisistemico, fatto di rime serrate ed esagerazioni.

Era il periodo dei collettivi, dei vinili suonati nei centri sociali, delle hit di Tupac e Notorious B.I.G., di una realtà underground vissuta appieno e riportata nelle strofe.

Sulle orme degli Stati Uniti, nascevano i primi mixtape, che poco hanno a che fare con i dischi a cui oggigiorno viene attribuito questo termine. Si trattava di raccolte di strumentali americane sulle quali i rapper italiani si esercitavano o registravano qualche barra.

Gue Pequeno
I Club Dogo, copertina dell’album “Vile denaro”

Un progetto dal nome FASTLIFE

Dopo la Golden Age di Bassi Maestro, Sangue Misto e Kaos One, sul sorgere del nuovo millennio inizia l’era di Fabri Fibra, Inoki, e dei Club Dogo. È con questi ultimi che Cosimo Fini, in arte Guè Pequeno, comincia a farsi conoscere all’interno del rap game, distinguendosi fin da subito per la sua unicità. Un’attitudine street la sua, riversata in un flow arrogante e senza peli sulla lingua.

Sull’onda dei primi successi, nel 2006 il “guercio” decide di intraprendere un progetto innovativo al fianco dell’amico Daniele Negri, aka Dj Harsh, che da già da anni realizzava dei propri mixtape, i cosiddetti “Harsh Times“. Queste selezioni contenevano degli special, ovvero interventi da parte di artisti come Guè e la sua Dogo Gang, che inserivano due o tre strofe sulle basi selezionate.

Dalla passione di entrambi per questo tipo di raccolte dell’epoca, prende vita “Fastlife”.

FASTILFE Vol. 1

Gue Pequeno
copertina di Fastlife Mixtape Vol.1

Il primo volume nasce dalla volontà di creare un mixtape nuovo, in cui tutte le strumentali siano rappate, dall’inizio alla fine, creando dei brani veri e propri, che siano una commistione tra basi americane e strofe italiane.

Esso incarna un’istantanea della scena underground del tempo, con pezzi ricchi di punchlines, di rime crude e suoni grezzi, che narrano con verità e cattiveria la realtà di un genere all’epoca ancora poco apprezzato, facendosi portavoce di una mentalità diversa e di un contesto fatto di rave, criminalità, droga e sesso.

Fulcro del progetto è la velocità, espressa non soltanto dallo stile di vita fast, di strada, di cui si intende fare sfoggio, ma anche dal metodo di esecuzione dei brani, impulsivo e senza troppi ritocchi, sulla scia del freestyle.

La libertà del mixtape

I vecchi mixtape sfuggivano alle logiche del mercato autorizzato, dal momento che si servivano di strumentali di pezzi americani già editi. Facendo parte di questo genere, “Fastlife” si presenta, perciò, fin da subito come uno street album, ovvero un progetto slegato dalla discografia ufficiale.

La scelta di questa impostazione svincolata da determinati meccanismi, dà a Guè Pequeno la possibilità di esprimersi a 360 gradi, trattando i suoi argomenti in maniera schietta e priva di filtri e sperimentando le collaborazioni più disparate, senza dover badare alle classifiche.

Realizzare un disco per il semplice gusto di fare rap: questa è la vera essenza del Fastlife Mixtape, manifesto di un amore puro e incondizionato verso l’hip hop.

Gli altri volumi

Sulla scia del consenso ottenuto col primo mixtape, Dj Harsh e Guè Pequeno realizzano altri due volumi, rispettivamente nel 2009 e nel 2012, dando al progetto l’impronta di una vera e propria saga.

Gue Pequeno
copertina di Fastlife Mixtape Vol.2
Gue Pequeno
copertina di Fastlife Mixtape Vol.3

Il quarto capitolo arriva a distanza di quasi dieci anni dall’ultimo episodio, sorprendendo i fan più affezionati alla celebre serie di mixtape.

I tempi sono certamente cambiati, le basi americane non possono più essere usate liberamente, ma bisogna ricampionarle in studio, rifarle da capo, reinventarle.

Eppure, i due artisti hanno cercato di non abbandonare il gusto per la velocità e per l’hip hop old school che ha sempre caratterizzato il loro progetto.

Le strofe sono registrate col “one take”, cioè alla prima, al fine di restituire al rap la purezza e l’istintività delle origini. Le rime e i giochi di parole si incastrano alla perfezione sulle strumentali realizzate da Dj Harsh, che riprendono in chiave contemporanea il sound tipico degli anni Novanta.

Si ritorna in strada, con racconti stereotipati, forti richiami alla cultura pop cinematografica e alla letteratura, il tutto reso con una tecnica incredibile e un linguaggio divertente e spietato.

Tracklist

  1. Disclaimer
  2. Lifestyle
  3. Alex (feat. Lazza & Salmo)
  4. Smith & Wesson Freestyle (feat. Marracash)
  5. Champagne 4 The Pain (feat. Gemitaiz & Noyz Narcos)
  6. Wagyu (feat. Night Skinny)
  7. Marco Da Tropoja (feat. Vettosi)
  8. CO$¥MON€¥
  9. Italian Hustler (feat. Rasty Kilo)
  10. Babyma (feat. MV Killa)
  11. Denim Giappo (feat. Luchè)
  12. Me & My B
  13. Fast Life (feat. North of Loreto)
  14. Vita Veloce Freestyle

Dentro i brani

Apre il quarto volume di “Fastlife” un’intro molto ironica, che già dal nome fa capire il suo scopo all’interno dell’album: “Disclaimer“, ovvero un’affermazione di esclusione di responsabilità, con cui Guè Pequeno e Dj Harsh intendono informare il pubblico su ciò che andranno ad ascoltare, togliendosi da ogni tipo di incombenza in merito.

Letta dal doppiatore Claudio Moneta, la dichiarazione è, quindi, una sorta di avvertimento, che puntualizza il tipo di contenuti che si andranno a trovare e i requisiti richiesti all’ascoltatore per poter apprezzare i pezzi e comprendere la natura stessa del mixtape.

Segue l’intro “Lifestyle“, il primo brano vero e proprio che, sulle note di un beat elegante, dà un assaggio dello stile di vita di Guè, argomento che percorrerà l’intero disco.

Una sorta di romanzo, dunque, di film d’azione con una trama avvincente, che vede il rapper in cima, tra eccessi, hip hop e donne. L’intero pezzo è un elogio a se stesso, al fatto di essersi completamente donato alla musica, uscendone vincitore.

Sottili sono i rimandi culturali, attraverso i quali l’artista si paragona agli eroici personaggi cinematografici interpretati da Arnold Schwarzenegger, ai successi discografici di Eric Clapton e al talento dell’ex cestista Dennis Keith Rodman.

Il ritorno di Salmo

La traccia più interessante è “Alex“, che vede la collaborazione di Guè Pequeno, Lazza e Salmo. Il rapper sardo non compariva in un featuring con il “guercio” da tempi immemori, esattamente dal terzo “Fastilife“. Nel documentario di Esse Magazine, “Stile originale“, Guè ha affermato:

Sono contento di aver fatto un pezzo con Salmo dopo anni che non facevo un pezzo con lui, precisamente da “Fastlife 3“, quindi da dieci anni. Abbastanza eccezionale.

A mediare il ritorno del sodalizio, pare sia stato Lazza che, in un ipotetico trio composto da se stesso e dai due pilastri del rap italiano, ha intravisto la possibilità di dar vita a un brano da milioni di views. Le sue previsioni non potevano essere più azzaccate, dal momento che “Alex” sta avendo un grandissimo successo sulle piattaforme digitali.

Il pezzo prende il nome da Alex De Large, il protagonista del romanzo di Anthony Burgess, “Arancia Meccanica” e dell’omonimo film di Stanley Kubrick. L’intera traccia si ispira, infatti, a questo personaggio: un giovane sociopatico che, con l’aiuto della sua banda di criminali, i Drughi, si diverte a pestare e stuprare gratuitamente la gente, con il solo scopo di esercitare l’ultraviolenza, sua grande passione insieme alle droghe e alla musica classica di Beethoven. Mentre nelle strofe e nel ritornello sono continui i rimandi a De Large, il sound riproduce a puntino l’alone di inquietudine che lo circonda, con un beat dalle tonalità classiche e cupe.

Marracash e il vecchio freestyle

Il brano “Smith & Wesson Freestyle“, in coppia con Marracash, ha una storia particolare. Esso riprende, infatti, un vecchio freestyle registrato dai due cantanti nel 2004, su una strumentale di Smif-N-Wessun, “Timbz Do Work“, che fungeva da intro a “Eazy Green Mixtape 2nd Level”, una delle raccolte realizzate da Dj Harsh.

Il pezzo è stato ripreso in maniera integrale, estendendo le strofe e e sistemando il beat: le prime quattro barre sono addirittura identiche a quelle con cui Guè Pequeno attaccava nel vecchio freestyle.

L’asse Roma-Milano

Produzione spettacolare per “Champagne 4 The Pain“, altra fantastica traccia del disco, in cui ritroviamo l’asse Roma-Milano, rappresentato da Guè, Gemitaiz e Noyz Narcos.

Il titolo rappresenta un omaggio al pezzo “Champagne For The Pain” di Red Cafe, artista americano con il quale Pequeno ha collaborato nel 2015 in “We Run The Town“, e che ha sicuramente significato un importante esempio hip hop da seguire durante il suo percorso artistico.

Anche in questo quinto brano spuntano citazioni impegnate, come “Il Vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, ed omaggi a idoli musicali quali Dj Drama. Resta impresso il ritornello, dotato di grande incisività, grazie anche al beat carico di sonorità Jazz.

L’ode all’Oriente

Il pezzo realizzato in collaborazione col producer Night Skinny, “Wagyu“, mette in scena un elogio del Sol Levante, dalla cui cultura Guè Pequeno è fortemente attratto: i temi ricorrenti del lusso, delle armi e del sesso, sono trasferiti in un contesto orientale, attraverso gli innumerevoli richiami alla tradizione culinaria, al cinema e all’arte del mondo giapponese.

In particolare, il titolo stesso si riferisce a una pregiata razza bovina orientale, la cui carne va assaporata cruda, come crudo vuole essere il rap di cui Guè ama nutrirsi e nutrire il suo pubblico in questo mixtape.

Il featuring con Vettosi

Il signor Fini è noto all’interno della scena musicale italiana anche per aver collaborato con gli artisti più disparati, spinto dalla voglia di sperimentare featuring sempre nuovi.

La scelta di inserire nel suo album un giovane esordiente come Vettosi potrebbe a primo impatto risultare rischiosa, ma a conti fatti in “Marco Da Tropoja” troviamo una delle migliori collaborazioni del Mixtape.

Il brano rende omaggio a Marko Hoxha, l’antagonista dei film “Taken” e “Taken 2“: il tributo, oltre al titolo e ai riferimenti presenti nel testo, si evince palesemente nel finale, in cui è possibile sentire le parole originali del personaggio tratte dalla pellicola.

I pezzi da street credibility

Con “CO$¥MON€¥“, “Italian Hustler” (feat Rasty Kilo) e “Denim Giappo” (feat Luchè), per Pequeno è il momento di far capire chi comanda: il linguaggio prepotente, l’atteggiamento da spaccone e le strumentali malavitose, rendono credibile il suo atteggiamento machista, da vero e proprio gangstar della situazione, tra denaro, lusso, criminalità e donne.

La celebrazione dell’hip hop americano

Me & My B” e “Babyma” ci trasportano nelle strade di New York, per respirare il rap che ha scritto la storia del genere: mentre nel primo brano è chiaro il richiamo a Notorious B.I.G. e alla sua celebre “Me & My Bitch”, nella traccia con MV Killa, sembra di risentire a tratti il flow di 50 Cent in “Bestfriend“.

L’effetto finale è un mood nostalgico, elegiaco, ma allo stesso tempo rassicurante, perché restituisce speranza a chi come il rapper Nas pensa che “l’hip hop sia morto”.

La traccia anni ’80

Bassi Maestro, insieme al suo nuovo progetto elettronico North of Loreto, non poteva mancare in questo quarto episodio della saga. La produzione anni Ottanta, creata completamente in analogico, supporta la voce di Guè dando vita a una traccia sperimentale senza precedenti: con il brano “Fastlife” è subito Miami Vice!

Il pezzo finale

Chiude il mixtape “Vita Veloce Freestyle“, le cui rime sembrano quasi i titoli di coda di questo straordinario film di strada, realizzato da Pequeno e Dj Harsh.

Edito già dallo scorso dicembre, il singolo ha anticipato l’uscita del quarto volume di “Fastlife“, riportando in auge quello che è il cuore pulsante dell’intera saga: la vita veloce.

Conclusioni

Dopo l’ascolto dell’album, possiamo affermare che si tratta di un mixtape che non si vedeva da tempo, pullulante di grinta, esperienza e tanta voglia di fare rap.

Guè Pequeno e Dj Harsh sono stati in grado di tenere alto il loro profilo artistico e di non deludere le aspettative dei fan veterani, che dal 2006 credono in una leggenda chiamata Fastlife.

E voi, l’avete ascoltato?

Voto 5/5

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