Pio e Amedeo - Musicaetv.it
Pio e Amedeo (da sinistra a destra)

Dopo la recensione più che lusinghiera dedicata a “Felicissima Sera” (che potete leggere QUI), nella puntata finale di ieri sera, il duo comico foggiano, ha voluto spingersi oltre, dedicando un intero blocco a quelle parole che ormai “non si possono più dire”: negro, frocio, troia, ricchione

Nel solito gioco di un Amedeo spinto e senza limiti, con un Pio volto a contenerlo falsamente (alla Litizzetto/Fazio in Che Tempo Che Fa per intenderci), i due si sono spinti a voler “insegnare” al popolo italiano di come non sono le parole il problema, ma le intenzioni.

Una lettera aperta

Per replicare al monologo andato in onda ieri sera su Canale 5 in prima serata, e che ha generato un aspro dibattito sui social, ho personalmente deciso di farlo attraverso una lettera aperta indirizzata direttamente a loro, e a chiunque vorrà leggerla.

Cari Pio e Amedeo, per carità, in parte ciò che dite è anche vero…ma il punto è proprio questo: quando le parole sopracitate sono utilizzate senza malevole intenzione? chi è che dice “frocio” per il puro gusto di dirlo senza voler offendere qualcuno? chi è che pronuncia “ricchione” senza voler bollare qualcuno come un debole, una persona delicata, magari sensibile, o dagli atteggiamenti effeminati? o ancora, chi è che al “negro” non allega un bel…”di merda”, parole che spesso vanno a braccetto tra loro. Ve lo dico io, ben pochi.

Inoltre è facile parlare da una posizione “privilegiata”, ovvero dal lato di chi non è cresciuto subendo ogni giorno il disprezzo e la derisione altrui attraverso l’utilizzo di queste parole. Essere bollati per ciò che gli altri pensano di te e non per ciò che sei realmente è svilente, umiliante, demotivante! E si, perché cari Pio e Amedeo, quelle parole vengono usate per quello. Per dirti che tu, ai loro occhi, sei solo un negro, un frocio, un ricchione, una troia, una lesbica di merda. E non una persona con dei sentimenti, un carattere, una personalità, delle passioni, dei sogni…

Con l’utilizzo di quelle parole, LORO, decidono per te. E se hai una personalità forte e decisa, magari forse ti scivola pure addosso una volta o due. Ma se per caso, hai 12 anni ed ogni giorno a scuola ti danno del frocio ricchione effemminato succhiacazzi, beh sapete che c’è? che dopo un mese, tre mesi, sei mesi, un anno…la tua personalità è annientata, distrutta, violentata, e forse, un pensierino sul gettarti dal balcone di un palazzo di dieci piani lo fai. Perché l’intenzione di quelle parole è malevola, il 90% delle volte, fidatevi.

E sul Gay Pride…

Ed è proprio sul Gay Pride che avete compiuto lo scivolone più grosso, dimostrando tutta la vostra “non conoscenza” sul tema. Perché no, il Gay Pride non è urlare da un carro addobbato a festa “Mi piace il cazzo!”, ma è voler ribadire di come un omosessuale, un transessuale, un bisessuale, un pansessuale, o qualsiasi altra sessualità in cui ognuno si rispecchia è discriminata ogni giorno: a casa, sul lavoro, per strada, nella vita di ogni giorno…ed anche mediante l’utilizzo di quelle parole da voi citate, che fidatevi, colpiscono dentro peggio di un coltello. Un eterosessuale è discriminato in quanto tale? è una domanda retorica, e la risposta è ASSOLUTAMENTE NO.

Concludendo…

…e comprendendo in parte le vostre intenzioni, l’Italia non è ancora un paese maturo (ma credo che anche altrove sia così) per utilizzare certe parole con senso critico. La verità è che parole del genere possono ferire, e molto. E relegarti, agli occhi della società, ad essere solo un negro di merda, solo un frocio succhiacazzi, solo un ricchione. Ed ecco perché il loro utilizzo va scongiurato, respinto e condannato, con tutte le nostre forze. Perché no, non può prevalere la legge del “non ci pensare”, “ridici sopra”, “fai finta di niente”, “sono solo ignoranti”, e qualsiasi altra giustificazione volta a salvaguardare chi pronuncia quelle parole con intenzione malevola. È chi le subisce che va tutelato, non chi le pronuncia…

E voi cosa ne pensate sul tema? fatecelo sapere commentando l’articolo sui nostri social.

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