Marco Russo "Interno 11" - Musicaetv.it
Copertina dell’EP “Interno 11”

L’8 maggio 2021 arriva su tutte le piattaforme digitali “Interno 11“, l’EP d’esordio di un giovane artista calabrese, Marco Russo.

Un esempio di cantautorato che non sentivamo da tempo, dotato di una scrittura piacevole e lineare, ma in egual modo profonda e mai banale, che a tratti ricorda pilastri del passato italiano, come De Gregori. Marco è una ventata d’aria fresca, e questo progetto lo dimostra: la sua musica e i suoi testi si associano all’elettronica e ai suoni di oggi, dando vita ad uno stile originale, che guarda avanti e accende le speranze per il futuro.

Il debutto di questo artista conferma quanto il nostro Paese sia ancora ricco di talenti, di giovani promesse in grado di spiccare il volo, che meritano di essere scoperte, preservate e sostenute, per dar loro la giusta voce e il giusto posto all’interno del panorama musicale italiano.

Qualche notizia sull’artista

Marco Russo nasce a Catanzaro nel 1994, e fin da piccolo scopre l’amore per la musica, in particolare verso la chitarra classica. I suoi studi proseguono sotto la guida del Maestro Pietro Aldieri, grazie al quale perfeziona le sue conoscenze di chitarra moderna. Durante l’adolescenza si avvicina al cantautorato, sviluppando una passione per i grandi artisti italiani, e una propensione alla scrittura, che lo portano a comporre i primi brani blues, pop e funk. Dopo il liceo si trasferisce a Roma, iniziando a lavorare in teatro, come musicista e compositore di musica da spettacolo, fino a quando nel 2017 viene ammesso al Conservatorio “G. Martucci” di Salerno, dove seguirà il Corso di Diploma Accademico in Popular Music. Il 2021 segna una svolta nella carriera di Marco, che a questo punto del suo percorso artistico ha deciso di compiere il grande passo, rilasciando, per l’etichetta Agharti Records, il suo primo EP.

Marco Russo "Interno 11" - Musicaetv.it
Marco Russo, Ufficio Stampa

Il primo singolo estratto

L’uscita del disco è stata anticipata dal singolo “Dio musica“, edito il 9 aprile scorso, con tanto di video, composto e diretto da Luca Passafaro.

Un brano profondo, emozionante, capace di commuovere, che sfiora le corde più intime dell’artista, trasformando i pensieri in poesia e i ricordi in melodia. “Dio musica” è una preghiera, una dedica, un omaggio al Maestro Pietro Aldieri, storico chitarrista di Catanzaro, prematuramente scomparso nel 2019, a causa di una terribile malattia. Dal suo insegnante, Marco Russo ha appreso tanto, nell’arte della chitarra come nella vita, ed è per questo che ha deciso di ringraziarlo alle soglie del suo esordio, con un pezzo che parla di lui, che intende esprimere tutta la gratitudine verso quell’uomo a cui deve il coraggio di credere nella propria passione.

A volte smettiamo di sognare, messi alle strette dai limiti che la realtà sembra imporci. E allora abbiamo bisogno di qualcuno che ci tenda la mano, che ci riporti sulla via che avevamo intrapreso, dandoci la forza di continuare, passo dopo passo. Pietro Aldieri è stato quel qualcuno, quel “dio della musica” che ha restituito all’artista gli strumenti necessari per dare forma alle proprie ambizioni.

Dentro l’ “Interno 11”

Il disco, prodotto interamente da Francesco Galdieri, vede la collaborazione di numerosi e importanti artisti, quali Chiara Della Monica, Federico Luongo, Massimo Goderecci, Vincenzo Evangelista, Francesco Fasanaro e Guido Cascone. Un progetto ben curato, insomma, in cui la buona musica regna sovrana e fa da sfondo alla personalità del giovane cantautore.

Con questo EP, Marco ci trasporta nel suo mondo, dentro l’ “Interno 11“, attraverso cinque brani intensi, autentici, che racchiudono storie ed esperienze di vita, narrate al pubblico tramite una penna ricercata e le note di una chitarra.

Tracklist

  1. Facciamo finta
  2. Ottima scusa
  3. Dio musica
  4. Mille collane
  5. Parla per noi

Intervista

Parlaci di “Dio musica”, il primo singolo estratto del tuo EP. È un tributo al Maestro Pietro Aldieri. Che peso ha avuto nella tua vita questa persona, tanto da decidere di dedicarle un brano?

«“Dio musica” è il singolo che ha anticipato l’album, ed è anche il pezzo che più di tutti rappresenta l’EP. L’ho scritto pensando di omaggiare Pietro Aldieri, che è colui che mi ha regalato la musica, questa carriera che sto intraprendendo. Agli inizi del mio percorso artistico, per problemi familiari ed economici, avevo deciso di smettere di suonare. Poi l’ho conosciuto. Mi ha dato delle lezioni gratis, perché non avevo la possibilità di pagare: era un periodo no, ma lui mi ha preso dalla strada e mi ha insegnato a suonare la chitarra, preparandomi poi per entrare in Conservatorio. In questo brano lo ringrazio. È stato un esordio, il mio, in cui ho sentito di dover innanzitutto ringraziare il mio Maestro, senza il quale probabilmente non avrei mai raggiunto questo primo traguardo. Pietro era una persona eccezionale, ma purtroppo combatteva da anni contro una grave malattia, che lo divorava da dentro. Sebbene convivesse con questo male, non esternava mai il suo dolore. Perciò mi ha insegnato molto anche nella vita. Come ho detto poco fa, io avevo tanti problemi all’epoca, ma in confronto ai suoi erano niente. Quindi, grazie a lui ho capito anche come rialzarmi, come andare avanti.»

Marco Russo "Interno 11" - Musicaetv.it
Il Maestro Pietro Aldieri

Il tuo disco s’intitola “Interno 11“. Cosa rappresenta questo luogo? Cos’è l’interno 11?

«Dopo il liceo ho vissuto a Roma per qualche anno, e poi mi sono trasferito in provincia di Salerno, in un paese che si chiama Nocera Inferiore. Il passaggio da Roma a Nocera Inferiore è stato traumatico ed è per questo che spesso mi sono chiuso in casa a scrivere musica. Quindi l’ interno 11 rappresenta gli ultimi 4 anni della mia vita. Sono cinque storie che parlano di persone con le quali ho vissuto, anche nell’interno 11, che hanno fatto parte della mia esistenza in bene e in male. “Interno 11” è dove vivevo a Nocera Inferiore, è dove sono nati i miei brani.»

Ecco, raccontaci i tuoi 5 brani. Di cosa parlano?

«Queste cinque tracce sono la mia presentazione, mi racconto attraverso i loro testi. Alcuni brani affrontano una mia rinascita personale, come “Mille collane“, “Facciamo finta” e “Ottima scusa“, in “Parla per noi” saluto una delusione sentimentale, in “Dio musica” ringrazio Pietro. Parlano tutti di persone, dei miei sentimenti, dei rapporti che ho avuto con queste persone, raccontandone sia i lati positivi che quelli negativi.»

Sei nato in Calabria. Questa regione ti ha dato i natali, l’insegnamento di Pietro Aldieri ed ora te ne sei allontanato per inseguire la tua strada nella musica. Che rapporto hai con la tua terra d’origine?

«Un rapporto bellissimo. È la mia casa. Ogni volta che ci torno avverto il profumo dei luoghi in cui sono cresciuto, respiro quell’aria che mi dà un po’ più di sicurezza, rispetto a quando sto fuori. La Calabria è una terra bella che ha bisogno di persone nuove, di crescere tanto a livello mentale. La scomparsa di Pietro Aldieri è stata una perdita per la mia regione, perché era un tipo di persona che non si trova facilmente oggi, ma in nessun posto. Quest’uomo apparteneva alla Calabria, quindi quando nel mio singolo dico che “la Calabria mi fa stare male, perché la vedo un po’ più povera” non mi riferisco alla piaga economica, ma alla morte del Maestro, al fatto che la mia terra abbia perso un valore aggiunto, una persona rara e preziosa.»

Pensi mai di tornare a vivere in Calabria?

«Mi piacerebbe tornarci, ma ho ancora voglia di scoprire nuovi posti, ho bisogno di uscire di qui, dal Sud in generale. Purtroppo non potrei mai crescere nel Meridione, non ci sono servizi per i musicisti, per i compositori. Da Roma in giù il musicista è spesso associato alla figura del nullafacente, viene visto come una persona che non ha voglia di lavorare. Invece la musica è un’arte difficile, che richiede passione, sacrificio, impegno e tanto studio.»

Voto 5/5

Con l’entusiasmo di chi è capace di sognare ad occhi aperti, Marco Russo ci insegna che la musica riesce ancora a rappresentarci, a offrirci un sorriso e qualche brivido di emozione. Il suo EP è solo un punto di quella costellazione che è l’arte, una goccia in mezzo all’oceano della discografia attuale, ma assume un significato fondamentale: la qualità dei suoi brani e l’eccellenza della sua chitarra ci dimostrano che in Italia il cantautorato non è morto, ma vive attraverso talenti come Marco, in grado di perpetuarne la storia.

Se non lo avete ancora fatto, vi consigliamo di ascoltare “Interno 11“. Per rimanere aggiornati sugli artisti emergenti del momento, date un’occhiata alla rubrica “Nuovi orizzonti” che trovate sul nostro sito!



                                                

Commenta