Mura Adami "Frammenti" - Musicaetv.it
Copertina dell’album “Frammenti”

Il 21 maggio scorso è uscito “Frammenti”, l’album d’esordio di Mura Adami. Un progetto indipendente, nato dalla passione per la musica di due giovani artisti, il torinese Alberto Mura e il romano Federico Bellu.

Il loro è un duo, un sistema binario di modi diversi di pensare, che a volte si intrecciano e camminano insieme, senza mai fondersi l’uno con l’altro. Mura Adami non vuole essere il nome di un gruppo, ma l’accostamento di due teste separate, ognuna capace di mantenere intatta la propria identità, che incontrandosi, però, hanno deciso di dar voce unitamente alle emozioni e alle esperienze di vita.

È l’estate del 2019, quando le loro strade si incrociano casualmente per la prima volta, in un villaggio a Costa Rei, in Sardegna, dove entrambi i giovani si dirigono per lavoro. Da quel momento non si sono più separati e quella che era nata come una semplice amicizia si è trasformata in una vera e propria collaborazione artistica. Ma facciamo qualche ulteriore passo indietro, riavvolgiamo il nastro del tempo e scopriamo chi sono questi due cantautori.

Biografia

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Mura (all’anagrafe Alberto Mura)

Alberto Mura, classe ’96, nasce a Moncalieri, in provincia di Torino. Durante l’adolescenza si appassiona all’hip-hop, indirizzando i suoi ascolti principalmente verso il rap italiano. È la predilezione per questo genere che spinge l’artista ad avvicinarsi al mondo della musica e, in particolare, alla scrittura.

Quelli successivi sono anni di sperimentazione, che vedono Alberto approfondire le proprie conoscenze in ambito musicale, passando attraverso i generi e le sonorità più disparate. La piena maturità e la consapevolezza di se stesso lo inducono a realizzare i primi brani in studio, assumendo il proprio cognome, Mura, come pseudonimo, e a forgiare uno stile del tutto particolare: un cantautorato a cavallo tra rap e indie, che mette insieme una voce profonda e graffiata ad una penna raffinata e poetica, ed è capace di raccontare con sentimento, immagini e metafore di vita, vicende ed esperienze personali.

L’incontro con Adami, nel 2019, stravolge completamente i piani dell’artista, che dopo qualche tempo si trasferisce a Roma per iniziare a lavorare, insieme all’amico e collega, alla realizzazione del disco “Frammenti.

Mura Adami "Frammenti" - Musicaetv.it
Adami (all’anagrafe Federico Bellu)

Federico Bellu nasce a Roma nel 1998. L’amore dell’artista per la musica si manifesta già in tenera età, attraverso lo studio del pianoforte, al quale si aggiunge, in adolescenza, anche quello della chitarra. Fin da bambino scopre, sotto la guida del padre, la canzone d’autore, passione che rimarrà uno dei punti focali della sua formazione artistica. Negli ultimi anni di liceo sviluppa una certa propensione per la scrittura, che lo porta a comporre i primi brani, rimasti tuttavia inediti.

Grazie alle evidenti doti da polistrumentista, Federico inizia successivamente ad approfondire il canto e ad affinarne la tecnica, facendo pianobar ed esibendosi con la chitarra in giro per i villaggi turistici. Un timbro caldo il suo, a tutto tondo, che si serve sapientemente dell’estensione vocale per esprimere le emozioni e le sensazioni più intime.

Proprio in uno di questi villaggi-vacanze in Sardegna nasce l’amicizia con Alberto, che segna una svolta cruciale nel suo percorso artistico, portandolo alla lavorazione dell’album e a mutare il proprio nome di battesimo in quello d’arte Adami.

“Frammenti”: all’origine dell’album

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Mura Adami

“Frammenti” è una raccolta di storie e di stati d’animo, un mosaico di vita in cui i sentimenti, le emozioni e le vicende personali sono i tasselli che lo compongono. Nonostante il volto apparentemente indie pop dell’album, alla policromia dei contenuti corrisponde un variegato assortimento di sonorità, in cui è possibile spaziare da pezzi più acustici ad altri più elettronici, tutti coerentemente accomunati dall’approccio cantautoriale adoperato nella scrittura dei testi.

Un disco eterogeneo, insomma, in cui Mura Adami hanno deciso di mettere insieme i propri stili e il proprio vissuto, per poter esprimersi e raccontare se stessi e il loro mondo in maniera autentica, attraverso la musica.

L’idea dell’album ha origine nel luogo stesso del loro avvenuto incontro: è, infatti, durante la stagione lavorativa a Costa Rei che i due cantautori, decidono di iniziare a scrivere insieme i brani che costituiscono “Frammenti”. Il sole, le onde del mare, la spiaggia di notte e la brezza leggera della Sardegna hanno portato Mura Adami a comporre 8 bellissime tracce, nate quasi per gioco, per la voglia di mettere in musica i pensieri, ma che pian piano si sono trasformate in un progetto discografico a tutti gli effetti.

Dopo l’estate nell’isola, i due artisti effettuano una parte del lavoro in uno studio a Torino, arrangiando i primi pezzi, e qualche mese dopo, il 6 marzo 2020, pubblicano il singolo d’esordio “Cicatrici”, traccia malinconica e sentimentale. Successivamente decidono, però di trasferire la produzione del disco a Roma, presso il Lunar Studio, e di affidarla interamente a Daniele Leoni. Collaborano alla realizzazione dei brani anche i musicisti Mattia Farese, alle batterie, e Francesco Raucci, alle chitarre.

Il primo luglio 2020 esce il secondo singolo, “Spieghiamo le vele”, canzone dalle sonorità piacevolmente estive, ma ugualmente introspettiva nel testo. La strada verso il debutto si accorcia sempre di più durante l’autunno/inverno, con il completamento in studio di tutto il progetto. Dopo l’uscita ad aprile dei brani “Come dici te” ed “E mo?” (rispettivamente il 9 e il 30), il 21 maggio 2021 arriva finalmente la pubblicazione del debut album “Frammenti”.

Tracklist

  1. Frammenti
  2. Come dici te
  3. Solamente noi
  4. Cicatrici (Acoustic Version)
  5. Ti vorrei
  6. Le stesse cose
  7. Spieghiamo le vele
  8. E mo?

INTERVISTA

Per conoscere in maniera più approfondita Mura Adami e il loro album d’esordio, noi di Musicaetv.it abbiamo intervistato i due giovani artisti. Ecco cosa ci hanno raccontato!

Alberto e Federico, partiamo da voi, dall’origine di Mura Adami. Da quanto vi conoscete? Come nasce questo duo?

Mura: Io e Fede ci conosciamo da quasi due anni. Ci siamo incontrati sul posto di lavoro nel 2019, durante la stagione estiva in Sardegna, facevamo parte dello stesso staff. Inizialmente è nata un’amicizia, poi abbiamo notato di avere in comune anche la passione per la musica. Federico stava sul palco con la chitarra, faceva varie cose. A me lui piaceva vocalmente, gli avevo fatto leggere dei miei testi e a lui piaceva il mio modo di scrivere, quindi per gioco abbiamo pensato di fare una canzone, che poi è la seconda della tracklist: “Come dici te“. Da cosa nasce cosa: ne abbiamo fatta un’altra, poi un’altra ancora, e alla fine è nata l’idea di realizzare un progetto insieme.

Perché vi chiamate Mura Adami?

Mura: Di solito il nome d’arte nasce dal nomignolo che ti danno. Io non avevo nomignoli, tutti mi hanno sempre chiamato Mura e da lì ho deciso di mantenere il mio cognome.

Adami: Il mio cognome è Bellu. Però ho scelto Adami come pseudonimo.

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Mura Adami

Come dici te” è la prima canzone che avete scritto. Rappresenta un po’ il vostro incontro. Di cosa parla?

Mura:Come dici te” nasce per gioco, dall’idea di scrivere una canzone insieme. Parte inizialmente dalla mia scrittura, Fede cantava il ritornello. Poi dopo è diventato un pezzo vero e proprio. Il brano si presta molto ad essere quasi leggero per le sonorità, in realtà il senso che c’è dietro è più profondo. Il testo deriva da una mia esperienza personale, legata ad una relazione andata male. Le strofe sono una serie di immagini di quotidianità, alternate a frasi di rassegnazione e malinconia per questo rapporto conclusosi negativamente. Dalla presa di coscienza, dalla consapevolezza nasce la forza di capire che io non posso stare “come dici te”, cioè non posso più dipendere dai suoi comportamenti, stare al suo gioco. È quasi un brano di ribellione.

Mura Adami "Come dici te" - Musicaetv.it
Copertina del brano “Come dici te”

Mura: La copertina di questo brano, come anche quella di “E mo?“, segue il concetto del pantone di colore: al suo interno è raffigurata un’immagine di quotidianità, all’apparenza neutra, ma nell’essenza piena di colori.

Qual è il concept del vostro album? Perché s’intitola “Frammenti“?

Adami: L’album raccoglie frammenti di vita, di emozioni, un po’ di tutto. È un disco molto eterogeno a livello di stile, di sensazioni che riesce a dare. Ogni canzone è diversa dall’altra. Il titolo viene fuori dall’esperienza in Sardegna.

Mura: Sì, c’era questo spettacolo che facevano di sera nel villaggio, si chiamava proprio Frammenti. Noi avevamo iniziato a scrivere dei brani, pensavamo di fare un album: era un’idea ancora molto eterea, che non si sapeva se un giorno avrebbe preso concretamente forma. Ci fu quest’episodio, in cui eravamo in backstage e pensammo «perché non chiamiamo il disco “Frammenti”?», e da lì decidemmo di intitolarlo così. Poi il termine frammenti ha un doppio significato: frammenti di vita, ma anche frammentato a livello musicale, perché ci sono tanti sound all’interno del progetto. Il titolo non è un vero e proprio concept album, un argomento che sta alla base di tutti pezzi. Il filo conduttore è proprio questo legame che si crea da un brano all’altro, questo essere tutte tanti frammenti di vita.

Adami: Non siamo partiti dall’idea dei frammenti e poi abbiamo scritto i pezzi. Li abbiamo scritti e poi abbiamo voluto racchiuderli in un album chiamandolo così.

Parliamo della title track, “Frammenti“.

Mura: La nascita di questa canzone fu una cosa molto significativa. Fede aveva questo giro di chitarra da farmi ascoltare, io avevo buttato giù un ritornello e coincidenza volle che calzasse perfettamente al suo giro di chitarra. Quindi lì per me significò qualcosa di bello, che nasceva insieme. Da lì ha preso vita il pezzo.

Adami: Io in stagione non ho scritto tanto. Ho scritto perlopiù successivamente. La seconda strofa, ad esempio, l’ho scritta un anno dopo. All’inizio il pezzo era un’intro dell’album, dove c’era una strofa e il ritornello, un po’ tutto cantato insieme. Poi invece ho detto «perché no, proviamo!»: ho fatto la seconda strofa ed è nata tutta la canzone. Inoltre, mentre negli altri brani si parla principalmente di amore, “Frammenti” si differenzia, racchiude tutto. Il verso “siamo solo frammenti“, indica che la canzone parla di essere umani, parla di amore, di noi, di vita, di un insieme di cose. È molto significativa per noi. A distanza di due anni, quando la ascolto, mi emoziona ancora.

Mura: Infatti il primo videoclip sarà proprio di “Frammenti“. Spesso la title track non è sempre il pezzo più forte dell’album, invece in questo caso abbiamo scelto di renderla potente, significativa e non è una cosa banale. Poi ovviamente dipenderà dai gusti del pubblico giudicarne la bellezza.

Il vostro singolo d’esordio, uscito un anno fa, è “Cicatrici“. Qui però lo ritroviamo in versione acustica. Come mai?

Adami: Cicatrici” è sempre stata la prima. È la prima ad essere uscita. Notavamo dai nostri ascoltatori che erano proprio affezionati a questo brano, quando ci incontravano per strada era subito un intonare il ritornello “Ormai siamo cicatrici / siamo niente da dirci“. Perciò abbiamo pensato di fare questa scelta dell’acustico, che è più un omaggio a loro, un vero e proprio regalo per gli ascoltatori. L’abbiamo fatto anche per rinfrescare un po’ il tutto, per rilanciare “Cicatrici“, per dare qualcosa di nuovo, fare questa versione un po’ sentimentale che comunque è anche una novità.

Mura: L’album ha avuto un percorso molto travagliato. Io e lui ci siamo conosciuti in estate, dopodiché sono sceso a Roma e abbiamo arrangiato i brani. La produzione iniziale era nata in uno studio a Torino. Tuttavia ci siamo accorti che qualitativamente volevamo qualcosa in più, di più bello, fatto meglio. Abbiamo conosciuto poi Daniele Leoni che ha prodotto l’intero l’album, ma da un punto di vista qualitativo “Cicatrici” non reggeva rispetto alle altre, a livello di qualità audio. Allora abbiamo pensato, anziché escluderla, di rifarla in maniera diversa.

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Mura Adami

Quali sono le vostre influenze musicali? C’è qualche artista in particolare a cui vi ispirate?

Mura: La cosa bella del nostro mettere insieme due teste è il fatto di avere gusti simili, ma anche diversi. Noi diciamo sempre di essere come due cerchi che si intersecano: ci sono dei punti in comune, come il cantautorato italiano che piace a entrambi, poi ci sono degli affetti personali legati agli ascolti dell’adolescenza. Nel mio caso il rap, sono cresciuto un po’ con quella cosa lì.

Adami: Anche io ho ascoltato parecchio rap nell’adolescenza, crescendo però l’ho un po’ accantonato e sono rimasto più fedele alla canzone d’autore, che c’è sempre stata, alla quale sono legato fin da bambino. Noi due ci siamo sempre uniti per essere dei veri e propri figli di Vasco, conosciamo tutti i suoi brani. Ognuno ha le sue influenze, ma su Vasco ci troviamo d’accordo. Tra le mie preferenze c’è sicuramente Battiato, vera e propria fonte di ispirazione, invece come artista più attuale direi Franco126.

Mura: Come artisti che hanno influenzato l’album, ti posso dire forse Vasco, perché quell’estate lì eravamo veramente attaccati ai suoi pezzi, lo ascoltavamo molto nel periodo in cui abbiamo scritto le canzoni. Ci sono artisti rap che io tuttora ascolto come Gue Pequeno, Marracash, altri esteri. Inoltre, ci tengo a precisare che noi vogliamo preservare l’italianità in questo progetto. Ultimamente si tende a prendere spunto dall’America, a scopiazzare da fuori. Noi siamo italiani, ci teniamo ad avere una nostra identità e a far emergere l’italianità nei nostri testi e nei nostri suoni.

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Mura Adami

Avete mai pensato di partecipare a un talent?

Mura: È una cosa che ci dicono veramente in tanti, perché, si sa, al giorno d’oggi il talent è una vera e propria rampa di lancio. Noi, però, cerchiamo un percorso più autonomo, che faccia affidamento solo alle nostre gambe.

Adami: Una strada più lunga, senza scorciatoie, in cui però siamo noi due a decidere cosa fare. Nel talent diventi più un prodotto, un personaggio, devi scendere a compromessi, non puoi fare di testa tua. Ti danno l’opportunità di esibirti in diretta nazionale che non eri nessuno, ti ritrovi davanti ad un pubblico enorme e ad avere nella mani una grossa visibilità. Perciò, non puoi fare come ti pare. Io e Alberto siamo due persone, dobbiamo sicuramente confrontarci, tuttavia riteniamo importante avere una nostra identità e portarla avanti senza scendere a compromessi. Preferiamo fare un percorso più lento, basato sulla perseveranza, ma che magari un giorno ci porti ad avere un riscontro importante, una fanbase reale, che ci voglia bene, intoccabile, che non sia di breve termine. Creare una cosa più lenta, ma vera e in linea con i nostri passi.

Mura: Questo è un periodo storico in cui tanto in fretta sali e tanto in fretta scendi. Quindi ci penserei un attimo a farmi abbagliare dall’idea «che figata vado a un talent, ho 500 mila followers in due mesi». D’accordo, però poi, che succede?

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Mura Adami

Adami: Noi non facciamo musica per la notorietà, per essere famosi, noi lo facciamo perché è quello che ci piace e vogliamo fare. Anzi, conoscendoci ci darebbe anche fastidio, da un certo punto di vista, esser famosi. Ci piace vivere la quotidianità in mezzo alla gente.

Mura: A prescindere, se un domani qualcuno dovesse fermarci per strada, vorremmo che fosse per la musica, non perché ci hanno visti in tv.

Adami: La cosa che mi dà fastidio è che ci sia un concorso in cui vince chi è in grado di crearsi un personaggio, chi dimostra una certa prestazione sul palco. Noi invece non siamo animali da palco, esprimiamo emozioni, il nostro vissuto. L’emozione non può vincere, è soggettiva, quello che esprime ognuno di noi è soggettivo. Perciò il fatto che ci sia una gara basata sull’emozione più bella, stona un po’ con quello che vogliamo fare noi. Ovviamente ognuno sceglie il suo percorso, c’è chi è più portato per i talent e chi no. È una cosa soggettiva.

Mura: Noi ci teniamo molto a raccontare le nostre cose nei testi. Nei talent i concorrenti devono cantare anche i brani di altri artisti, o comunque fanno la loro strofa, ma sempre sulla canzone di qualcun altro. Con tutto il rispetto, io non voglio vincere cantando pezzi altrui, voglio cantare canzoni nostre.

La pandemia ha influito sull’uscita dell’album? Volevate lanciarlo prima del 2021?

Adami: Dovevamo pubblicarlo l’anno scorso prima dell’estate. Poi con la pandemia si è bloccata la produzione dell’album e abbiamo rimandato.

Mura: Inizialmente, dovevamo fare anche un live, a marzo 2020. Quattro giorni prima dell’evento è scattato il periodo di lockdown. Noi, però, cerchiamo di vedere il bicchiere anche mezzo pieno. Alla fine questa cosa ci ha permesso di ottenere, per quanto riguarda i nostri brani, risultati migliori da un punto di vista qualitativo. Probabilmente, con la fretta, non avremmo preso determinate scelte, quindi, tutto sommato va bene così.

“E mo?” è uscito ad Aprile. Lo definite uno dei pezzi più significativi del vostro percorso. Come mai?

Adami: Doveva essere l’ultima canzone del disco. Nasce dalla domanda «ok, vi abbiamo fatto sentire i nostri frammenti, e mo? ora che siamo arrivati fin qui, che facciamo? ».

Mura: Tra l’altro, eravamo a fine stagione. Era un “e mo?” generale, anche per noi, per le nostre vite.

Adami: Questo brano racchiude proprio il periodo, il mood in cui ci trovavamo. Era lei, la circostanza, era “E mo?“.

Mura: Il titolo è partito da Fede. Stavamo pensando a questo nuovo brano, mentre chiacchieriamo lui mi guarda e fa «e mo?», io rispondo «e mo, cosa?». Lui dice «E mo, come titolo?». E poi da lì è nata la canzone.

Adami: È incentrata tutta sui vari “e mo?”. Abbiamo cercato di ampliare questo concetto nel tentativo di raccontare a nostro modo le incertezze e le malinconie legate ai trascorsi e inserirli sotto forma di risposta per tutto il corso della canzone. Poi la frase “la parte migliore di me” è tanto significativa: dopo questo sfogo, dopo aver raccontato tutte le vicende, i dubbi, le paure, le insicurezze, alla fine mi rendo conto che tutte queste cose sono la parte migliore di me. Sono ciò che realmente mi hanno formato, un bagaglio di esperienze, ciò che continuerà ad esistere in me.

Mura: Scrivere la parte migliore di me, ossia l’album, nel posto in cui ci siamo conosciuti ha un senso, è significativo.

Adami: Poi io ho sempre questo ricordo, di quando abbiamo cantato “E mo?” insieme agli altri colleghi e amici. Era il mio ultimo giorno di lavoro, la sera siamo stati lì nel villaggio, con la chitarra, a cantarla tutti insieme. Eravamo emozionati, tra lacrime e ricordi. Ci sono persone che conoscono questa canzone ormai da due anni. Perciò è significativa, perché rappresenta la chiusura, la fine di un percorso.

Mura Adami "E mo?" - Musicaetv.it
Copertina di “E mo?”

Mura: Inoltre “E mo?” è anche il brano più diverso da tutti musicalmente. Ha questo arrangiamento all’inizio molto orchestrale.

Adami: Sì, sulle strofe è molto orchestrale, molto intimo come pezzo. Sul ritornello si libera un po’ e assume un ritmo più allegro.

Mura: È un brano di speranza. In conclusione di tutto l’album, c’è il verso “e mo, che effetto fa?“, della serie, chissà cosa avverrà dopo questa esperienza.

Adami: Una sorta di rassegnazione al futuro: tutto quello che capita prendiamo.

“Frammenti” di vita, di amore, di emozioni: il debut album di Mura Adami è un esempio di cantautorato giovane, fresco e sincero che mette al primo posto la musica e i sentimenti. Se non lo avete ancora fatto, vi consigliamo di ascoltarlo!

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